Nemmeno una sola parola fu necessaria la notte in cui tornammo a desiderare carne; tutto si ridusse a smorfie, sguardi, sudore e sangue. Con tensione e brutalità, mutilammo con la bocca alcuni dimenticati tessuti deboli, rafforzando l'idea che ciò che è affilato tende al nuovo. Mentre l'indigestione di proteine ci induceva alla frenesia, ogni erezione ci obbligava all'onanismo, a sentire amore platonico nelle vene, nelle mandibole, nell'emorragico del tiepido presente. I pretesti che limitarono il passato, svanirono sotto la superbia del desiderio, ogni morso conteneva più sapore di ferro, più forza, più delirio. Per tutto il corpo, la tensione invitava a redimersi, a lasciare da parte la ricerca di giovinezza, ma il piacere è sempre più potente della residuale pazienza. Un penultimo morso prima della fine, un ultimo sguardo di unanime approvazione, e poi, l'Epifania… Il pentimento è il più vegano di tutti i sentimenti.
Carni
di Lucio Durán
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