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Febbre

di Lucio Durán

Nei residui del piacere, frugo coscienza nella notte, sulle pareti del liquore, appoggio il mio moribondo abisso. La fragilità accompagna sempre un nuovo silenzio che precede il pentimento. La futilità di ogni incontro scuote gli obsoleti desideri di appartenenza. Tutto è effimero sotto il controllo dell'instabile vanità che rappresenta il nostro tempo, tutto è lento guardandolo da dentro. Le belliche riflessioni che si addestrano prima di dormire, ci lasciano docili davanti all'onanismo a cui si sottomette la clemenza. Ancora una volta, tornammo allo stadio inerte del dubbio esistenziale, non ha senso credere, se non fa male ricordare.

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