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Gigante

di Lucio Durán

La madre è la colpevole di aver allattato la bestia, il padre, il responsabile che tutto lo risolva col silenzio. Quest'essere sonnecchia nella caverna inferriata, vede la felicità solo nei paradigmi del caso, diffida delle proprie fantasie e desideri, cammina guardando all'indietro. Il successo è il colpevole che nessuno lo definisca, la codardia, responsabile di ciò che minaccia. Quest'ente non discerne tra l'astratto e il concreto, comprende la bontà come cura palliativa, strozza qualsiasi tentativo solo con le parole, vede il futuro solo per capirlo. La negligenza è la causa della zoppia intellettuale, l'ego, responsabile che tutti i suoi referenti si percepiscano feticisti. Quest'elemento si chiede il permesso per dirsi la verità, ricorre all'isteria per scacciare la critica, interpreta la paura come una forma di idolatria, sente tranquillità quando esce dalla propria casa. Il fuoco perde ossigeno quando lo vede arrivare, le nubi eruttano pioggia per riuscire a scappare, la fiducia si scuote e il valore si spezza, i suoni restano rigidi, i venti smettono di soffiare, eppure, ha il diritto di ricominciare.

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