Lasciami sommarmi tanto che il due perda senso, intuire che non c'è vita senza la scomoda certezza di averti, sorridere quando vibro con la tua voce, e abbracciami con la brutalità con cui il futuro desidera ciò che ancora non esiste. Voglio cercare nei tuoi sogni i rumori che nessuno ha composto, volare nei tuoi cieli e schiantarmi sotto il tuo passo, rompere le pareti che ci confinano nella codardia, e costruire con le macerie qualcosa senza nome. Lascerò scappare le ombre che mi trattennero qui, ubriacherò gli omuncoli che mi spinsero verso di te, mi porterò via fino all'ultima goccia di convinzione, e svuoterò quel che resta mentre l'assenza d'amore ci mastica la pazienza. Desidero dondolarmi sulla tua vita e perdermi nella tua stanchezza, sentire vertigine nelle tue altezze mentre scalo la tua lingua e distruggo la mia armatura, accarezzare i tuoi involucri con quel che mi resta di torrente, e baciarti con l'urgenza di ciò che si sa effimero. Ho capito che i campi si seccheranno quando smetterai di guardarli, che la luce sarà solo luce, che non si attribuiranno più vittorie al desiderio e i sospiri crolleranno fragorosamente davanti alla frustrazione della rima in saldo. E senza scoprire che tutto risponde alla tua energia, tu canterai a squarciagola nei momenti in cui si diradi il sempre, con quella tranquillità insopportabile che mi addormenta le ferite e mi erode fino all'osso.
Ciò che si sa effimero
di Lucio Durán
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