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Scritto sull'acqua

di Lucio Durán

Non fui, né volli essere, quel che accadde, accadde, sai che ci sono, e io, che me ne vado, sai chi sei, e io, chi non sono. Per la terza volta, vedremo il desiderio da lontano, sai che il tempo non può misurare il sentimento, so che la distanza può vincere qualsiasi lancia, sai che l'inizio non viene mai rivelato in silenzio. So che ho perso, sai che ho tentato, sai che entrambi non rivedremo il sole, so che volando ci si può cadere, sai che non c'è caduta, che non ferisca ciò che avremmo potuto avere. So che qualcuno mi raccomandò di non guardare indietro, sai che il ricordo può solo ferire, so che la pazienza si nutre d'ansia, sai che questi corpi non torneranno a sfiorarsi. E sebbene il tempo ci regali ancora qualche momento per condividere gli spazi, i luminosi abbracci che prima ci fusero, soffriranno per l'assenza di sé stessi e chiederanno a gran voce di rinascere dentro i nostri passati; e sebbene quelle formiche che camminarono nei nostri stomaci vogliano abbandonare il loro formicaio, saranno assorbite dalle parole che spensero il futuro di questi innamorati. Sebbene i cuori palpitino come quando ci spaventiamo, non daremo ascolto al grido di ritorno che ci lanciano le nostre anime attratte da quelle pareti. Intanto, guardandoci negli occhi come mai ci guardammo, comprendiamo in silenzio che la fine dell'avventura ebbe così tanto a che fare con la pietà che persino quelli di fuori ne uscirono feriti. Ieri era facile mimetizzarsi nei circhi, oggi il sorriso è assente, anche se invadono gli spazi con palloncini e pagliacci. Sai che ciò che fu scritto, si legge ancora il sabato, so che nulla fu inciso sulla pietra, bensì, al contrario, lo scrivemmo sull'acqua.

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